La Terra Natia: migrazioni e sistemica

Il termine patria assume spesso una connotazione ideologica e nazionalista, impugnata per contrapporre, sollevare ostilità. Si tratta di una parola di difficile masticazione, talvolta bypassata da coloro che si ritengono, in un certo qual modo, superiori ad appartenenze di siffatto vecchiume antropologico. È più romantico ed evoluto dire che siamo figli delle stelle. La qual cosa è anche vera, di più se alleggerita da una certa supponenza.

Amo tornare al significato originario del termine, liberandolo da associazioni di parte: patrius, patrium è la terra patria, la terra dei padri, degli avi. È la terra natia, la terra-madre. È il luogo di nascita. E qui mi fermo.
Si è forse oltre – liberi – da ciò che in profondità nutre il nostro senso di appartenenza con lo schiocco di dita della frasona spirituale che ci vede tutti figli dell’universo? Si tratta della nostra cultura, della nostra terra, etnia, tradizione, religione. No, non basta la citazione liberante di turno. È nell’inclusione di quell’appartenenza e dei suoi valori, nell’onorare quelle radici e aprire il cuore a tale osteggiata nostalgia che si apre uno spazio al senso d’interconnessione e di sollievo. Ho conosciuto in me la puzza snob di chi pensa di potersi lasciare alle spalle il provinciale paesello, per acquisire chissà quale status speciale altrove.

È ricorrente di questi tempi assistere a prese di posizione sul fenomeno dei migranti. Questo solleva campagne coscienziose in difesa e l’indisponente opinione di chi magari si rende conto che il troppo stroppia. La sensazione è che chi si accapiglia sia così impegnato a difendere la sua posizione che manco lo vede l’immigrato, manco lo mette in conto come individuo che ha abbandonato la sua terra natia.

Qualcuno se la cava dandoti del pauroso, la paura del diverso. Mi sono posta questa domanda, sentendomi più esposta, e non lo nego, talvolta intimorita come donna.
Paura? Sì. Tuttavia non del diverso e dei migranti. Paura della buona coscienza del mio collettivo semmai, che è quella che guida molti dei ragionamenti in difesa e la loro buonissima, innocente coscienza comune.

Il punto è che, spesso, non ci facciamo davvero domande sulla dignità di un essere umano, quello che abbiamo davanti, straniero o meno. Fare “del bene”, accogliere, non combacia necessariamente con il rispetto della dignità altrui.

La divulgazione delle costellazioni sistemiche spirituali, nella loro nuova evoluzione, ha portato alla luce le conseguenze del rifiuto della madre. Meno esplorati sono gli esiti del “rifiuto” e dell’abbandono della terra natia, la terra-madre. È così diverso?

Le ragioni delle migrazioni, come le loro conseguenze, si rivelano spesso essere sistemiche.
Quanto, alla luce di queste ragioni, è possibile ottimizzare la vita di noi stessi o dei nostri figli in un paese straniero? Possiamo andarcene solo voltando le spalle, magari rifiutando la connessione profonda con la patria di nascita, talvolta vergognandosi delle proprie radici, sentendosi superiori e onnipotenti? Accade anche con il paesello. Dove ritrovo la forza? Nelle radici? Nei rami? Nei fiori, certamente più invitanti?

La fortuna di frequentare il lavoro di Bert Hellinger, mi ha aperto un orizzonte completamente diverso a proposito. Mi è capitato di vedere più di una costellazione con migranti, stranieri… e accorgermi che la loro forza e dignità stava nel tornare nel loro paese, anche a costo della morte. In questo senso Bert è molto impopolare.

Abbiamo questa idea così miope e arrogante di essere prima i dominatori occidentali e poi, in buona coscienza, gli espianti. Insomma, di essere quelli che hanno disfatto e ora devono rifare, che hanno condannano e ora devono salvare. Noto la superiorità slittare dall’atto di conquista a quello riparatore. Sempre superiorità resta.

Osservando dal basso, con la lente sistemica, possiamo magari accorgerci che la tollerante buona intenzione è tra le più alte forme d’ipocrisia e, di fatto, non “vede” l’altro.
Il cosiddetto “far del bene”, spesso, ha a che vedere con il sentire la propria coscienza a posto non con il reale benessere dell’altro.

 

Il 9 ottobre 2017 (20:45) iniziano di nuovo i laboratori di costellazioni sistemiche-familiari presso il Centro di Ricerca Ky. Il primo appuntamento si apre all’esplorazione del tema della “terra natia”, alle sfide legate all’immigrazione e all’emigrazione…
Il tema è dedicato anche a chi lavora in strutture di accoglienza e uffici legati al tema attuale dell’esodo migratorio
Per info e prenotazioni: info@centrodiricercaky, 3407880612

Le altre date
Laboratori serali e mattutini di nuove costellazioni sistemiche e familiari-
Serenità e successo nelle relazioni familiari, con il partner, nella professione e nell’azienda. Ultimo, ma non ultimo, nel rapporto con il nostro corpo, l’alimentazione, la salute e la malattia.
ogni 30-40gg. ore 20:45 di lunedì e 2 sabato mattina ore 9:30 – 13:00
· lunedì 27 novembre
· sabato 13 gennaio
·lunedì 26 febbraio
· sabato 31 marzo
· lunedì 30 Aprile
· lunedì 3 giugno

Biblio utile: >Hellinger – Verso nuovi spazi – le costellazioni familiari mediali, Tecniche Nuove

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