Prove di Amore

Prove di Amore

C’è una sfilza di scuse spirituali, che assommate alle scuse in genere, ci mantengono al sicuro dall’amare e soprattutto dall’essere amati. Fateci caso, coloro che son convinti di amare, inorridiscono alla sola parola “prova”.
Robe da umani. Che non vivono all’Olimpo, ma sull’amata Terra.

“Tanto sesso e zero amore”, dice una giovane donna.

Risponde l’uomo, nella sua improvvisa, nobile vulnerabilità:
“Chiedi delle prove, donna, chiedile tu. Non solo nelle favole si arrivava al sesso solo se si superavano delle PROVE D’AMORE. Voglio invitare a restaurarle. Non foss’altro per evitare di perdere energia nelle delusioni. Quell’Amore ha bisogno di prove di…FEDE.”

Me medesima:
“Sì, è ora che sia la donna a porle, è ora che la donna torni al comando dell’amore. La distinzione tra sesso e amore è, alla sua essenza, patrimonio del principio femminile. La tracotanza del testosterone annebbia la mente maschile, ipnosi utile alla nobile riproduzione della specie. Questo del resto ogni animale che si rispetti sa farlo. La donna ha in sé il potere di accompagnare l’uomo in Paradiso, altro che compromessi piccanti e alla fine convenienti per compiacere l’uomo sessualmente. Talvolta, come in questo momento, mi sorprende la nobiltà dell’uomo e prendo atto di come la maggior parte di noi donne ci siamo fatte fare il lavaggio del cervello rinunciando al mazzo di chiavi più corposo per accedere al regno dell’amore(noi stesse).

Qui non si tratta di prove di esistenza dell’amore, del tipo c’è o non c’è. Si tratta piuttosto d’insegnare all’uomo ad amare, poiché, come dice un insegnamento mariano (non solo quello maya della cara Abuela Margarita, per chi la conosce), la donna ha imparato a fare l’amore dall’uomo, che non sa farlo, e questa è la ragione di tanta infelicità. L’uomo, per competenza biologica, sa fare soprattutto sesso e, per imitazione, anche tante donne. Fare l’amore, che ha troppo spesso il significato di fare come prestazione, significa creare Amore, e molto di quel che si crea è invece eccitazione e ricercate emozioni, che si trasformano poi in peste emozionale. Beatrice pone delle “prove” per accompagnare Dante al cospetto del divino, prove di amore non per se stessa ma che servano l’Amore e non dei, seppur nobili servi, che si son fatti padroni, come il sesso e simili.

La domanda, al femminile, non è quella, elemosinante, del: «Mi ami, mi ami abbastanza?». È un interrogativo interiore: “Mi ama abbastanza?” E la domanda, al maschile, è: “La amo abbastanza?”. Entrambi, individualmente, al servizio di Amore, con onestà. Essere onesti in amore è uno dei più difficili tra i compiti. Significa venire da dove siamo, proprio da lì, con le parole e le azioni, e non da ciò che ci fa sentire comodi, spiritualmente adeguati e ci  rende appetibili, amabili, sexi, come se l’amore dovessimo meritarcelo a suon di abili pompini e contorsioni conturbanti. Pornografia docet.

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