Come so che ho bisogno di stare in coppia? Come so che ho bisogno di essere single?

La realtà, ciò che accade, se non m’intrometto, mi da la misura di dove sono.
Vedo donne – anche uomini – vantarsi o lamentarsi di essere single. Altre/i vantarsi e lamentarsi, a singhiozzo. Vanto e lamento vanno per mano, del resto – due facce della stessa medaglia. Come se esistesse una condizione ottimale rispetto a ciò che è.

Già, interi sussidiari di slogan motivazionali te ne convincono, tuttavia che farsene di un’altra convinzione? Abbiamo bisogno davvero di comprare un altro paio di pensieri? Sento altre/i compiacersi di aver agguantato un lui o una lei e tenerselo in guazzetto come potesse andare a male. La coppia, oh sì, quella sì che merita. Fino al prossimo senso di claustro-disagio. Vuoi mettere i single? Quelli sì che se la godono. I pro-coppia in coppia tuttavia li vedono come sfigati. Coppia o single, non c’è uno status privilegiato, se non nei nostri ideali.

Nasce la preoccupazione di essere coppia-dipendente. Dall’altro lato ti chiedi, invece, se qualcosa non vada, quando è da un po’ che non intrecci in modo consistente i tuoi occhi – non solo in modo ginnico gli arti inferiori – con un qualche esemplare di partner.

Stando onestamente dove sono, compreso lo struggimento per un uomo o una donna – ho la misura del mio bisogno. Senza bracciate volutamente vistose e crociate strategiche dei sette passi per la conquista, dei nove punti del seduttore infallibile, delle undici cose che nessuno mai ti ha detto è mai più ti dirà su come farla tua/tuo.

Altrimenti il rischio è giocare il gioco della volpe e l’uva, che essendo troppo alta, si convince che non è buona oppure acerba. Alcuni single sventolano il loro status sentimentale riverniciato con gli ultimi slogan spiritual-motivazionali, l’ultima citazione nobile sull’amare se stessi, sul bastare a se stessi, spostando il bisogno. Come la volpe con l’uva. E non dico che sia scorretto il citato. Il punto è: è vero per te?

È vero, stando in contatto con quello che incontri dentro, resistendo a selezionare, a manipolare e ammaestrare il tuo sentire profondo? Che cosa può darti una mano ad acquietare quel senso di mancanza dell’altro (se sei single) e di te stesso (se sei in coppia)? Per me è stata la semplicità dell’”amica” B. Katie.

“Come so che ho bisogno di stare in coppia? Lo so, perché ci sono. Come so, invece, che ho bisogno di essere single. Oh perbacco, perché sono single.” Troppo facile, elementare, evidente per essere preso in considerazione? Se sì, buon viaggio controcorrente, va bene anche quello. Serve a stancare i muscoli, della mente analitica.

Vorremmo guidare l’amore, come se avesse un volante. Dimenticando che l’amore, con saggezza, già ci guida.

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