Memorie di una discepola qualunque (1)

Memorie di una discepola qualunque (1)

caro Lettore,

peterszasz.milarepa.png.marpada oggi, ogni tanto, pubblicherò alcune giocose memorie del mio discepolato, con l’amato barbamaster Osho. L’andatura sarà quella della narrazione, di chi a veglia, racconta ai più giovani. Una cantastorie, con leggerezza, senza nostalgia o rimpianto.

In questa avventura non ho mai avuto ruoli, cosiddetti di spicco, come socialmente si dice giustificando il valore di un racconto biografico. Son memorie, di una discepola qualunque.
Il rapporto maestro discepolo è ben strano e poco intellegibile dalla ragione e, magari, ad oggi, anche un po’ demodè.

Fu proprio di quella relazione che m’innamorai, prima ancora di averne chiara cognizione. Quella tra Discepolo e Maestro. Caddi, fremendo, perdutamente innamorata, unendomi al fremito che Milarepa provava per Marpa, in quella meravigliosa saga che prende il nome di Mila, trofeo di diamante: mago, assassino e santo.

Fu prima un film, quello sagace di Liliana Cavani – Milarepa – a risvegliare in me qualcosa di dormiente e tuttavia voglioso di risveglio, nella confusione prolifica e ricca dell’adolescenza. A quattordici anni, la sofferenza che cerca intrattenimenti rumorosi per non sentirsi, emergeva algida e vitale, insieme alla tempesta ormonale.  Era l’ipocrisia delle relazioni, il gruppo di amici che ammicca e poi sparla alle spalle, che sollecitava un antico disagio. Una sete di verità e autenticità, di rimando, si faceva strada.

Il genio del film stava nel dislocamento della trama dai nostri giorni a quei giorni, che furono teatro dell’incontro tra Mila e Marpa, nel leggendario Tibet. Poi, presi anche il libro, la cui lettura gustavo a goccia a goccia, come il più assetato degli assetati. E più di ogni altra cosa, fu quello struggimento della ricerca, quella forza di un anelito senza nome che spingeva Mila verso Marpa, a farmi venire la pelle d’oca. Vivevo con Milarepa ogni istante, ogni affamato passo verso l’Amore insolito e magnetico che lo spingeva verso il Maestro.

lastAnch’io mi sentivo chiamata, con tenera determinazione, dal mio, di Maestro. Senza sapere niente che si possa dir spirituale, senza idea di luoghi specifici e figure che ne potessero vestire il ruolo. In fondo all’anima, un piccolo tarlo sussurrava, flebile, un invito. Appieno assaggiavo il sapore di quella relazione, che sentivo profonda e unica, che riconoscevo autentica nell’Amore, la relazione tra Maestro e Discepolo.

Nell’organismo lo seppi, assaporandolo, quell’invito. E poi la vita, in piena, mi mosse. Di nuovo, immemore. Tuttavia del Maestro, avevo ormai il fiato sul collo ;-). E la perla in Cuore.
A diventare santi si è sempre in tempo.

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