sollevarsi dall’affanno di una guerra nucleare

sollevarsi dall’affanno di una guerra nucleare

Sollevare dall’affanno la vita e l’amore, questo era il titolo, in origine.
È anche il titolo degli incontri che offro.

Ma, già, è poco. Non basta. L’esca non è sufficientemente appetitosa.
Voglio tangibilmente brillare, che gli altri riconoscano il mio splendore, come quello di un idolo – tutto d’oro.

Merito di più e posso di più – sempre di più – dice una vocina nella capa. Nella capa tanta.
Merito la felicità, la merito, la merito, la merito – battendo i piedini.
La merito, giusto?

E la salute e il successo e l’abbondanza materiale, merito anche quelli, giusto? Il riconoscimento dei miei talenti – merito di scoprirli.
Merito un amore non tossico, che non sia narcisista. Merito il piacere multiorgasmico, un partner tantrico con il pedigree, merito illimitatamente e via andare.

E vai con il tormentone del “tutto è possibile”, e in questa categoria, quel che appare possibile è, anche e soprattutto, ora, una guerra nucleare.
Una guerra nucleare la meriti? La meritiamo?

Siamo qui a gingillarsi con le nostre personalissime gratificazioni personali.
A quando qualche interrogativo più sostanzioso?
Che ci voglia davvero una guerra catastrofica per sollevarlo, sollevandoci?
Sollevati, almeno una spanna, da questa apparente libertà che vuole oltre ogni limite?

Buon anno, eh!
Il mio augurio?
Più pediluvi per tutti; con sale, bicarbonato o ginger fresco, fate vobis. Lavatevi i piedi, che il lavaggio pseudospirituale e motivazionale del cervello è già a buon punto.
I pediluvi belli caldi sono un ottimo rimedio per i troppi grilli e le pretese. Inoltre, il rene – organo della paura – si rilassa.

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