IL SUCCESSO-sfiga e il FALLIMENTO-dono
IL SUCCESSO come SFIGA e il FALLIMENTO come Dono
Sta storia del successo ci è scappata di mano da mo’. È diventato argomento miope e fazioso. Un valemometro – termometro del valore – basato su ideologie motivazionali prive di ogni legame con l’etimo della parola. In qualità di aggettivo il successo è ciò che viene dopo, che succede a un evento. L’esito.
Tutti noi veniamo dopo qualcun altro. Siamo successori di altri. Riconoscere e mantenere questa posizione di “venuti dopo” è successo. Siamo qui e venire qui, al mondo – come si dice – è successo, ha avuto luogo. Innegabile. Tutto il resto sono idee bislacche atte a mantenere in vita il paragone e il senso di miseria esistenziale che il paragonarsi crea.
In un’azienda, in un istituto o scuola, l’ultimo arrivato ha successo in quanto mantiene in cuor suo tale posto, nonostante la promozione. Se si tratta di una scuola e il bidello è arrivato prima, riconoscergli con rispetto tale primato temporale significa succedere, a tale scuola, con armonia, con rettitudine. Buttale via, se ti sembra poco.
E il fallimento? Il fallimento è dono. Per quanto i bargigli, le pappagorgie dei tacchini arrivisti, immaturi surfisti della schiuma della birra, ammicchino sempre al successo nel mondo.
Quando le antiche tradizioni spirituali dicono che l’ostacolo è la via, intendono che il fallimento è un dono.
A questo proposito riporto qui alcune parole tratte da una conversazione con Eric Baret:
“La tua maturità dipende molto più dai tuoi fallimenti che dai tuoi successi. I traguardi non ti costano nulla. Il fallimento ti porta intelligenza. Se non vuoi che tuo figlio sia stupido, auguragli più fallimenti che successi. L’obiettivo di una vita non è finire sposati con figli, piscina, cani e tre macchine. L’obiettivo della vita è vedere come funziona. E per questo, il fallimento è un dono.” – Éric Baret
Da un’intervista del 4 ottobre 2025 a Marsiglia, ospitato da Teiere Volanti e Mirjana Salili Ledran – (estratto da un video) – Grazie a Nancy Brunet

